Il Falco Pellegrino (Falco peregrinus, Tunstall 1771)

Il Falco Pellegrino (Falco peregrinus, Tunstall 1771)

 

 

 

Descrizione e identificazione

Il Falco pellegrino è un rapace di medie dimensioni, dotato di una struttura robusta e visibilmente più tarchiata rispetto ad altri falconi della stessa taglia. La coda è squadrata e larga alla base; le ali, tipicamente a falce, sono appuntite . Quando posato, la testa appare robusta e la spalle larghe, con la punta delle ali che raggiunge quasi l’estremità della coda. Durante il volo attivo mostra una battuta alare potente e molto rapida, ma rigida e poco ampia (Brichetti & Fracasso 2003).

Gli adulti mostrano: dorso uniformemente scuro (grigio ardesia); petto e addome bianchi barrati di scuro; giallo sgargiante dell’anello perioculare e della cera alla base del becco; gola bianca candida che contrasta con un ampio mustacchio molto evidente. I giovani si distinguono dagli adulti per petto brunastro nettamente striato di scuro, invece che barrato; mantello bruno; anello perioculare e cera grigio-ceruleo (Svensson 2013). È presente un pronunciato dimorfismo sessuale inverso nelle dimensioni, con maschio più piccolo di circa un terzo rispetto alla femmina (per questo motivo spesso definito “terzuolo” in falconeria).

Non presenta alcuna differenza apprezzabile nel piumaggio in base al sesso o tra stagioni.

È una specie non gregaria, ma può trovarsi in gruppi familiari per brevi periodi, o raramente riunirsi in piccoli gruppi durante la migrazione (Brichetti & Fracasso 2003). Solitamente silenzioso, durante la stagione riproduttiva non è raro ascoltarne acuti versi ripetuti in prossimità delle pareti di nidificazione.

 

Sistematica e distribuzione   

Il Falco Pellegrino appartiene all’ordine dei Falconiformes, e alla famiglia Falconidae. Estremamente adattabile, presenta l’areale più esteso tra tutti i rapaci. Viene considerato uno degli uccelli con distribuzione più ampia al mondo, essendo una delle quattro specie ornitiche distribuita naturalmente in tutti i 5 continenti (Holroyd and Bird 2012). Risulta assente soltanto in Antartide, Nuova Zelanda, Islanda e in alcune isole dell’Oceano pacifico orientale (COSEWIC 2007).

È una specie politipica, la cui popolazione globale viene attualmente suddivisa in 19 sottospecie (GRIN 2016).

In Europa sono presenti 3 sottospecie:

  • p. brookei : distribuito nell’area mediterranea.

  • p. peregrinus : distribuito nell’Europa centrale, fino all’Italia centro-settentrionale.

  • p. calidus : abita le tundre dell’estremo nord Europa. Migratore e svernante in una vasta area tra l’Europa centrale e il Sud Africa.

     

    Areale di distribuzione globale del Falco Pellegrino (Birdlife International 2016)

 

Popolazione

La popolazione globale del Falco pellegrino è stimata a circa 140.000 individui (Birdlife International 2016). L’Europa costituisce il 13% dell’estensione del suo areale, con la presenza di 4.900-28.800 coppie (Birdlife International 2016). La popolazione è ritenuta essere stabile a livello globale e in incremento in Europa. A livello nazionale non esiste una stima derivata da un censimento ufficiale; ma da un’indagine condotta a partire da materiale bibliografico è risultato che la popolazione di Pellegrino in Italia potrebbe comprendere 826-1048 coppie, ospitate per il 24% in Sicilia (Allavena & Brunelli 2003). Una stima del 2008 ha riportato una consistenza della popolazione siciliana di 250-300 coppie (AA.VV. 2008). In Sicilia, come in tutto il territorio italiano, si è assistito negli due ultimi decenni ad un incremento della popolazione; si è registrata una colonizzazione di nuovi siti riproduttivi prima non occupati, e una riduzione della distanza minima tra le coppie, anche a poche centinaia di metri (AA.VV. 2008). La produttività della popolazione (n. giovani involati/n. coppie controllate) è risultata particolarmente elevata in aree di studio siciliane (Brunelli 2004).

 

Habitat

Il Pellegrino utilizza una grande varietà di habitat, tollerando climi rigidi e tropicali, umidi o aridi, dal livello del mare fino ai 4000 m di altitudine (Birdlife International 2016). Per la caccia utilizza ambienti aperti come praterie, terreni coltivati, specchi d’acqua e coste marine (Brunelli 2004). Durante il periodo riproduttivo risulta vincolato alla presenza di pareti strapiombanti – con altezze che vanno di solito da 50 a 200 m – su cui collocare il nido, e dominanti sul territorio di caccia. Negli ultimi anni è stato registrato un aumento della nidificazione in varie città italiane (come Bologna, Milano, Napoli, Torino, Firenze). Torri ed alti edifici sembrano costituire degli equivalenti artificiali di falesie e rupi, elevate superfici verticali con ampia visuale sull’ambiente circostante. L’aumentata presenza del Pellegrino nei centri abitati potrebbe essere causata da un lato dall’incremento della popolazione degli ultimi anni, e quindi la ricerca di nuovi siti di nidificazione adeguati; dall’altro dall’abbondanza di prede nelle città, dovuta alla presenza di grosse concentrazioni di colombi nei centri urbani. (Serra 2007).

 

Esempio di elevata parete strapiombante ideale per la collocazione del nido

 

Caccia e preferenze alimentari

È un predatore prevalentemente ornitofago, ma occasionalmente si è registrata la predazione di mammiferi, anfibi e rettili, e in condizioni di stress, carogne. Il suo ampio spettro di prede varia largamente in base alla disponibilità e al tipo di habitat. Famoso per la sua eccezionali performance di caccia, utilizza differenti tecniche e tutto lo spazio aereo indifferentemente. Dopo aver individuato la preda da elevata altezza, si fionda su di essa con una eccezionale picchiata che raggiunge la velocità di circa 240 km/h. La preda, solitamente afferrata dall’ala, quando non muore sul colpo, viene finita con morso alla base della testa. Il pasto viene consumato su posatoio a partire dai muscoli del petto o dal cervello. Durante la stagione riproduttiva è stata documentata la caccia cooperativa di coppia (Cramp & Simmons 1980).

 

Riproduzione

Il Falco Pellegrino nidifica tipicamente in semplici buche sul substrato di cenge o cavità rocciose, alle quali non viene aggiunto alcun materiale. I siti vengono spesso riutilizzati in anni successivi, e le coppie possono avere 2-4 nidi alternativi all’interno dell’home range, distanziati 4-6 km. La prima riproduzione si verifica intorno ai due anni (Cramp & Simmons 1980). Viene allevata una covata per anno, anche se può verificarsi una nuova deposizione nel caso in cui la prima venga persa precocemente durante l’incubazione (COSEWIC 2007). Le deposizioni più precoci avvengono a fine Febbraio (nell’Italia meridionale e insulare), le più tardive nella seconda metà di Aprile (Allavena & Brunelli 2004). Le uova (3-4 in media) vengono incubate per 29-32 giorni da entrambi i sessi, ma principalmente dalla femmina. Dopo la schiusa i pulli sono curati e alimentati da entrambi i genitori, ma soprattutto dalla femmina, mentre è principalmente il maschio a catturare le prede e portarle al nido, in particolare nei primi giorni di allevamento. L’involo dei pulli si verifica dopo 35-42 giorni. Per circa due mesi i giovani restano in vicinanza del nido, continuando ad essere alimentati dai genitori, e sono progressivamente allenati alle tecniche di caccia. Dopo questo periodo di tempo vengono indotti ad allontanarsi dai genitori o lasciano il sito natale spontaneamente (Cramp & Simmons 1980).

 

Tipico nido su cengia rocciosa, con resti di preda e colate facali

 

Movimenti

Le popolazioni sono migratrici nella parte temperata e artica dell’areale, con spostamenti dal Nord al Sud America, dall’Europa all’Asia, e dall’Asia settentrionale all’Asia meridionale e Indonesia. I Pellegrini che nidificano a più basse latitudini o nell’emisfero australe tendono ad essere residenti (Birdlife International 2016). In Italia è una specie residente e nidificante, sostanzialmente sedentaria a cui si aggiungono ogni anno pellegrini nordici (delle sottospecie peregrinus e calidus) migratori e svernanti. . In Sicilia, ogni anno si registra un transito regolare di individui in migrazione sullo Stretto di Messina, compresi esemplari della sottospecie calidus. Quest’ultima era in passato considerata accidentale, ma le segnalazioni recenti evidenziano una presenza sempre più consistente e regolare, con casi di svernamento in varie regioni, tra cui in particolare la Sicilia (Brichetti & Fracasso 2003). I giovani del primo anno di vita sono soliti compiere movimenti dispersivi dall’area natale anche di ampio raggio.

 

Voli esplorativi post-natali di due esemplari giovani di Falco Pellegrino, dotati di trasmettitori GPS-GSM nel 2014 (Da Guzzo et al. 2015)

 

Minacce e Conservazione

Il Falco pellegrino è stata la prima specie per la quale negli anni ‘60 fu documentato l’effetto di assottigliamento del guscio delle uova, causato dal DDE, una sostanza derivata dal pesticida DDT. La contaminazione causava una mortalità diretta degli adulti e un calo del successo riproduttivo, dovuto alla rottura delle uova e bassa sopravvivenza degli embrioni. Il suo rapido declino in Europa e Nord America – tra gli anni ‘50 e ‘70 – portò ad azioni di tutela, recupero e reintroduzione durante la seconda metà del XX secolo, che costituiscono uno dei casi di conservazione meglio documentati nella storia (GRIN 2016). I Pellegrini, così come altri falconi, sono tutt’oggi sottoposti in diverse aree a minacce quali persecuzione diretta e perdita di habitat. Altri fattori di disturbo sono l’impatto con linee elettriche e impianti eolici, e lo sport dell’arrampicata sportiva che può causare disturbo durante la nidificazione e ha reso alcuni siti riproduttivi inutilizzabili. La persecuzione diretta in Italia ha causato ingenti perdite in passato, ma la situazione sembra migliorata negli ultimi anni, anche se non sono rari episodi di bracconaggio (Brunelli 2004). A livello globale la specie è attualmente considerata “a rischio minimo” (Least Concern) (Birdlife International 2015).